Missione per ricostruire un ponte in Mozambic

Due ricercatori del Centro di GeoTecnologie dell’Università di Siena (CGT) con sede San Giovanni Valdarno (AR), Enrico Guastaldi e Leonardo Disperati hanno partecipato nel mese di maggio 2008 ad una missione nel nord del Mozambico, in Africa subtropicale.
Il CGT sta collaborando, infatti, con le Suore Agostiniane di San Giovanni Valdarno per il progetto di ricostruzione di un ponte sul fiume Mutivaze nella regione di Nampula ed il ripristino della viabilità ordinaria tra la città di Nampula e la Missione cattolica delle Suore Agostiniane nel villaggio di Caramaja . L’area in cui sorge la missione già dagli anni ‘50 è in piena “savana parco”, caratterizzata da una rigogliosa vegetazione, ed è fortemente antropizzata e densamente popolata, anche se a prima vista non sembra. Il paesaggio è dominato da enormi alberi da frutto, quali il mango, la papaia, il cocco, e soprattutto il caju, l’albero dal cui frutto si estrae la noce anacardo.
Le migliaia di persone che abitano la vasta area nei dintorni della missione (unica costruzione degna di questo nome) dipendono dall’unica via di comunicazione con la città per il commercio dei prodotti agricoli e per le emergenze sanitarie. E tra loro e la città c’è un fiume, il Mutivaze, che nel periodo invernale dell’emisfero australe (da giugno a settembre) è attraversabile anche a piedi, ma che nella stagione delle piogge costituisce un ostacolo insormontabile, data la sua enorme portata d’acqua ed i pericoli ad essa connessi, non ultimo quello dei coccodrilli. Il ponte, quindi, ha costituito fino a due anni fa l’unico passaggio sicuro per la popolazione, ma l’incremento delle piogge cadute nella stagione estiva australe, riflesso anche questo della mutazione globale del clima, ha portato ad un aumento della portata del fiume tale che il ponte è stato parzialmente distrutto. Vari tentativi sono stati fatti per tamponare la grave situazione del ponte, massicciate e terrapieni che hanno permesso per qualche tempo l’attraversamento del Mutivaze, ma l’ultima piena di inizio 2008 si è abbattuta ancor più violentemente sui rimedi di fortuna approntati dai locali, provocando danni ancora maggiori delle piene degli anni precedenti.
Per questo, le Suore Agostiniane della casa madre di San Giovanni Valdarno, assieme i volontari valdarnesi che le supportano in varie mansioni, si sono rivolte ai geologi del Centro di GeoTecnologie dell’Università di Siena. La missione dell’équipe del CGT è consistita nel rilievo geologico e topografico di dettaglio tramite strumenti GPS di precisione. È stato misurato e ricostruito lo stato attuale dei piloni del ponte, specialmente quelli occidentali, la zona dove la furia dell’acqua si è abbattuta più violentemente. Inoltre, sono stati effettuati rilievi di dettaglio in tutta l’area a valle e, soprattutto, a monte del ponte, zona nella quale ora è presente una fitta ed alta vegetazione erbacea ed arborea. Tale missione è stata costantemente supportata dai locali che, armati del loro machete (o catana), si sono fatti largo nella vegetazione per consentire le misure dei nostri geologi.
I tecnici del centro valdarnese sono attualmente al lavoro insieme a progettisti italiani, mozambicani, ed in stretto contatto con le autorità distrettuali di Nampula, per cercare la migliore soluzione in termini di costi/benefici al fine di ripristinare il passaggio sul Mutivaze forse già prima della prossima stagione delle piogge.





(Maria Cristina Salvi - 09:30 15-6-2009)



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