Recupero dell'area industriale di via Vetri Vecchi

Gli edifici del Centro di GeoTecnologie e del suo Collegio derivano dalla ristrutturazione della Vetreria Marconi-Norton dell'inizio del novecento. Nel 1968, dopo il fallimento dell'ultima azienda vetraria di via Vetri Vecchi (Soc. VE.CRIS), l'impianto rimase in completo abbandono per oltre trenta anni, cadendo in completo degrado.

L'inizio delle attività di recupero dell'area risalgono al luglio del 1997, quando veniva firmato tra l'Azienda Case Popolari di Arezzo (ATER), la Regione Toscana e il Comune di San Giovanni Valdarno un protocollo d'intesa con il quale i tre enti si impegnavano a recuperare questa area industriale dismessa.


L’ATER incaricò del progetto gli architetti Franco Lani e Marino Botti di Arezzo che reinterpretarono la vecchia area industriale come una “piccola città”, con funzioni differenziate, caratterizzata da una distribuzione equilibrata tra destinazioni residenziali pubbliche e private, culturali e direzionali. Fu previsto anche  di consolidare le ciminiere che restano ancora come memoria e simbolo delle attività industriali del secolo scorso.


I lavori iniziarono nel 2001 finalizzati alla realizzazione di un centro sociale e una biblioteca, ma dopo un anno circa dall’avvio dei lavori, nel Luglio del 2002, l’Università degli Studi di Siena e il Comune di San Giovanni V.no decisero di utilizzare l'area in via di recupero per realizzare il Polo Universitario del Valdarno con un centro di ricerca e formazione in tecnologie avanzate geologico-ambientali dotato autonomia gestionale: il Centro di GeoTecnologie.


Le attività didattiche iniziarono nell’ottobre del 2002. Il 2002 e il 2003 furono anni veramente pionieristici, studenti e docenti hanno "coabitato" nel cantiere del campus in costruzione con gli operai e le maestranze - creando una strana sinergia in cui chi realizzava l'opera riceveva indicazioni e suggerimenti direttamente da chi stava utilizzando le parti ultimate. 

Fu un periodo difficile, ma, nel ricordo, formidabile. Le attività didattiche si svolgevano "dentro" al cantiere, occupando gli spazi man mano che venivano ultimati, spesso servivano gli stivali per raggiungere le aule o i laboratori, gli impianti non erano ultimati e il riscaldamento "rimediato" come si poteva ... . Mancava quasi tutto, escluso l'entusiasmo che derivava dalla consapevolezza che partendo veramente da zero avevamo la possibilità di costruire qualche cosa di diverso.